Adenoma alla prostata: la fisiologia del respiro senza eresia

Movimento e quiete, durezza e morbidezza, luce e tenebra, rilassamento e tensione e, alla fine di questo innumerevole elenco di opposizioni analoghe, inspirazione ed espirazione: ed è in questa forma che l’universo suggerisce alla coscienza umana, che l’essenza dell’intera esistenza è data dall’azione bilanciata degli opposti.

Senza una profonda comprensione, senza una corretta impostazione del respiro nessun tentativo di guarigione potrà mai produrre risultati positivi. Giunto fino al sangue attraverso i polmoni l’ossigeno è poi veicolato dai globuli rossi a tutte le parti del corpo e, dopo aver raggiunto le cellule, diviene uno dei principali fattori del processo di ossidazione. Senza tali interazioni la vita è impossibile. Per quanto riguarda la respirazione, è possibile reperire una descrizione molto meticolosa nel mio compendio metodologico “Senza adenoma della prostata” (https://adenomaprostate.com/it/articles/7).

In questo articolo mi permetto di spiegare alcune sue caratteristiche peculiari tenendo conto dell’individualità, fornire alcune semplici regole di base, apprese le quali, sarà poi possibile evitare errori a volte anche considerevoli.

Partiamo dalle cose fondamentali. Il processo della respirazione,  soprattutto se in esso avete prodotto dei cambiamenti, non deve mai arrecare un qualche serio disagio, un deterioramento della salute o l’insorgenza di sonnolenza. Nella fase iniziale di tali cambiamenti è ragionevole impegnarsi in un processo di autocontrollo. E vi consiglio di analizzare il vostro stato da tutti i possibili punti di vista. Vale a dire: qualità e durata del sonno, tolleranza nei confronti dello sforzo e tono vitale complessivo. Controllate il polso nelle diverse situazioni, la pressione arteriale, la temperatura corporea. E’ anche il caso di annotare eventuali cambiamenti nell’appetito, nella quantità di liquidi assunti.

Passiamo ad analizzare l’aria, che viene assorbita. E’ una miscela di gas, costituita per il 20,9476% da ossigeno. Qualunque siano le teorie, che negano o alterano questa composizione, chiunque sia il loro inventore (e di “giganti del pensiero” la società è piena), è proprio sotto tale percentuale che siamo stati creati, che ci è stata fornita l’attività vitale ed essa è ideale per un qualsiasi processo terapeutico.

Una volta, ancora in fase di ricerca, ho eseguito su me stesso un semplice esperimento. In uno spazio piuttosto esiguo ho acceso una piccola candela, affinché l’ossigeno si consumasse più velocemente, e cominciai a respirare profondamente, lentamente e in maniera regolare. Sotto l’ascella misi un termometro. Dopo qualche minuto la mia temperatura corporea salì di ben quattro decimi di grado rispetto all’abituale. L’anidride carbonica in eccesso, prodottasi nell’ambiente e nuovamente respirata attraverso i polmoni, diede vita ad un certo malessere, ad un’inspiegabile ansia, e dopo un po’ il cervello chiede di porre fine all’esperimento e di non ripeterlo mai più. E’ stato allora, che ho appreso una delle regole di base di uno stile di vita salutare: l’aria, che ci circonda deve essere il più possibile fresca, cioè caratterizzata da quella stessa percentuale di rapporto e, nel fare attività fisica, quando il consumo diventa maggiore, ciò è ancora più importante. Anche se in uno spazio molto ampio, facendo ginnastica il nostro organismo rilascia biossido di carbonio, riducendo proporzionalmente in esso la percentuale di ossigeno. Lo spioncino aperto della finestra non è in grado di garantire un suo effettivo ingresso dall’esterno. Inoltre la corrente è pericolosa. E’ quindi consigliabile fare attività fisica in presenza di un’ampia finestra o di un’intera anta di balcone aperta. Ma l’aria ideale è indubbiamente quella fresca e pulita all’aperto, sottoposta com’è a continuo rinnovo. Ed i risultati più positivi si ottengono proprio a contatto con essa. Per questo motivo io mi rapporto con scetticismo nei confronti degli allineamenti nelle sale e nei club sportivi. Nessuno è in grado dimostrare in quei luoghi il funzionamento efficace del sistema di ventilazione. I proprietari vi attirano in quei locali, ne fanno un culto ma non certo per il vostro bene, bensì per aumentare i propri introiti. Tenuto conto di quanto finora detto, consiglio vivamente di allenarsi all’aperto, nei boschi, lungo la riva di un fiume o del mare, tenendosi il più lontano possibile da ambienti inquinati e polverosi.

Non è facile svelare tutti i segreti di una terapia ottimale. Uno degli ostacoli più seri è rappresentato dall’incredibile numero di cose folli, propagandate consciamente ed inconsciamente da ignoranti e che, di fatto, allontanano dalla verità. La scienza moderna, dopo aver studiato ed accumulato conoscenze sul processo della respirazione, non ha lasciato per il futuro ulteriori spazi di manovra. Pertanto l’invito di qualcuno a far conoscenza con qualche nuovissimo ritrovato dovrebbe perlomeno mettervi in allarme. Nessuno ad oggi ha proposto, e mai potrà farlo in futuro, regole più intelligenti di quelle “prescritte” dal Signore Iddio. Vale a dire, non respirate attraverso un qualche congegno: tubi, lattine con acqua, insomma i cosiddetti attrezzi ginnici, e qualsiasi altro rifiuto, che vi impongono ora o che si inventeranno in futuro (qualcosa se la “inventeranno” sempre). In presenza di tali manipolazioni è del tutto inutile, nel migliore dei casi, ricavare un qualche beneficio. Se sarete aggrediti da un desiderio insormontabile, prima di cedere date uno sguardo alla sezione enciclopedica attinente e poi a se stessi (magari respirando in un bicchiere attraverso una cannuccia). E’ possibile, che questo vi aiuti a tornar sobri. Tra i vostri polmoni e l’aria fresca non devono mai esserci strumenti di intermediazione.

 

La respirazione si combina perfettamente con il rilassamento, ma il più potente effetto curativo, che da esso si può ricavare, è rappresentato dal cosiddetto “sangue veloce”, ovvero dall’accelerazione della circolazione sanguigna. Pertanto non esistente miglior espediente di una ragionevole attività fisica. Assolutamente vietato fare economia d’aria durante un qualche esercizio fisico (camminata sostenuta, corsa, nuoto). Piuttosto diffusa è l’errata opinione, che la respirazione diaframmatica non sia consigliabile a chi soffre di ipertensione. Voglio confutare queste teorie in maniera empirica (la veridicità di quanto indicato di seguito è stata più volte confermata dai valori del tonometro, nonché dalla pratica comune). La respirazione profonda genera la peristalsi, ovvero la contrazione ondulatoria di tutti gli organi interni, tra cui anche i vasi sanguigni. Gli alternanti processi di contrazione ed estensione degli organi, derivanti dall’aria inspirata e poi espirata dai polmoni, determinano attraverso una sequenza logica una modificazione della pressione arteriale. Inspirazione e pausa abbassano al massimo il valore. Espirazione e pausa invece determinano un aumento (proprio così!). Inoltre, più lunga è la pausa, più alti diventano i valori. Pertanto, nel caso di ipertensione, è consigliabile dopo l’espirazione dell’aria dai polmoni non protrarre la pausa, pochi secondi saranno più che sufficienti. Lo zelo eccessivo genererà l’insorgenza di spasmi e, di conseguenza, solo ulteriori danni.

Con stima, l’autore del sito, Plotyan Gennadiy Borisovich. 2014