Fisiologia della respirazione nel trattamento dell’ipertrofia prostatica e della prostatite cronica
Contenuto aggiornato nel 2025–2026.
La respirazione e il suo ruolo nella cura dell’ingrossamento prostatico e della prostatite cronica
Movimento e quiete, durezza e morbidezza, luce e oscurità, rilassamento e tensione: infine, nell’innumerevole elenco di tali confronti, inspirazione ed espirazione. In questa forma l’universo offre alla consapevolezza umana un’indicazione fondamentale: l’essenza di un’esistenza piena risiede nell’interazione equilibrata degli opposti.
Senza una comprensione motivata e senza una corretta impostazione della respirazione, nessun tentativo di recupero apporterà risultati stabili, a maggior ragione nel ripristino della salute della prostata. L’ossigeno assorbito attraverso i polmoni entra nel sangue e viene trasportato dai globuli rossi verso tutte le parti del corpo, compresi gli organi del piccolo bacino e i tessuti della ghiandola prostatica, e una volta raggiunte le cellule diventa il protagonista principale delle reazioni di ossidazione. Senza tali processi la vita è impossibile.
La respirazione è descritta in dettaglio nella metodica «Senza iperplasia prostatica». In questo articolo chiarirò le sue caratteristiche peculiari tenendo conto dell’individualità, fornirò alcune regole semplici e fondamentali applicabili nel recupero naturale, nell’uso delle pratiche respiratorie e nel trattamento non farmacologico della prostata. Dopo averle esaminate, potrete evitare errori, a volte sostanziali.
Solo beneficio e nient’altro che beneficio
Innanzitutto l’aspetto essenziale. Il processo della respirazione, specialmente se avete apportato in esso qualche modifica, non deve mai condurre a un grave disagio, a un peggioramento delle condizioni generali o a manifestazioni di spossatezza, in particolare se si tratta di corsa, camminata, nuoto o esercizi per la prostata applicati nella prostatite cronica e nell’iperplasia prostatica benigna. All’inizio di qualsiasi cambiamento di questo tipo è ragionevole praticare l’autocontrollo e monitorare la reazione dell’organismo.
Analizzate il vostro stato in modo globale: la qualità e la durata del sonno, la tolleranza al carico fisico, il tono vitale generale, il livello di energia. Rilevate il battito cardiaco in diverse situazioni, la pressione arteriosa, la temperatura corporea. Prendete nota persino delle variazioni dell’appetito e della quantità di liquidi assunti.
Ora riguardo all’aria inspirata. Si tratta di una miscela di gas contenente in media il 20,9% di ossigeno. Qualunque interpretazione le varie teorie diano a questa composizione, è esattamente tale percentuale a corrispondere alle condizioni naturali della nostra esistenza.
Uno dei miei esperimenti non sicuri su me stesso
Tempo fa, quando ero ancora in fase di ricerca, condussi su me stesso un semplice esperimento. Trovandomi in un piccolo spazio chiuso, accesi una candela per accelerare il consumo di ossigeno e iniziai a respirare profondamente e senza fretta. Posizionai un termometro sotto l’ascella. Dopo alcuni minuti la temperatura corporea aumentò di circa quattro decimi di grado. L’eccesso di anidride carbonica provocò una sensazione di disagio e di ansia. Il cervello impose di interrompere l’esperimento — e di non ripeterlo mai più.
Da allora ho assimilato una delle regole cardine di uno stile di vita privo di controindicazioni: l’aria deve essere quanto più fresca possibile, con un contenuto ottimale di ossigeno, specialmente durante l’esecuzione degli esercizi respiratori. Ciò è fondamentale durante l’attività fisica, quando il suo consumo aumenta di molte volte. Anche in un locale spazioso, durante la ginnastica la percentuale di ossigeno diminuisce progressivamente a causa dell’emissione di anidride carbonica. Una fessura aperta non garantisce un ricambio d’aria completo. La corrente d’aria diretta è pericolosa. È ammissibile allenarsi con la finestra o la porta del balcone spalancata, ma l’aria fresca dello spazio aperto è l’ideale: essa offre i risultati più positivi.
Per questa ragione guardo con scetticismo agli allenamenti per la salute svolti in sale chiuse e palestre: in tali ambienti è difficile garantire una ventilazione davvero completa e una qualità stabile dell’aria. L’attività all’aria aperta è sempre preferibile. Alla luce di ciò, raccomando vivamente di cogliere ogni opportunità per allenarsi in un parco, in un bosco, sulla riva di un fiume o del mare, lontano da luoghi inquinati.
Su alcune convinzioni errate
Comprendere i segreti di una respirazione sana non è semplice. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla moltitudine di consigli contraddittori che non di rado deviano dalla retta via. La scienza moderna ha studiato a fondo il processo respiratorio e non vi lascia praticamente punti oscuri. Pertanto, se qualcuno propone «metodi innovativi» o «apparecchi rivoluzionari per la respirazione», occorre porsi con cautela.
Le leggi naturali della respirazione sono perfette in se stesse: all’uomo resta solo da seguirle. Non respirate attraverso tubi, barattoli con acqua, dispositivi di allenamento respiratorio e altri marchingegni artificiali. Tali metodi nella migliore delle ipotesi sono inutili. Se nutrite dubbi, guardatevi dall’esterno mentre eseguite una simile procedura: forse questo vi aiuterà a valutarla con obiettività. Tra i vostri polmoni e l’aria fresca non deve esserci alcun intermediario.
La respirazione si combina magnificamente con il rilassamento, ma l’azione terapeutica più potente si manifesta quando essa si unisce a un’intensa circolazione sanguigna. Per questo non esiste mezzo migliore di una ragionevole attività fisica. Durante i carichi (camminata, corsa, nuoto) non si deve risparmiare l’aria. Qualsiasi esercizio privo di sovraccarichi apporterà beneficio.
Esistono approcci differenti: qigong, yoga, pratiche respiratorie. Anche se i loro principi non risultano del tutto chiari, l’orientamento generale è corretto: tutto ciò che favorisce la stimolazione della prostata è utile. L’aspetto fondamentale è non affidarsi esclusivamente ai farmaci, qualora avvertiate interiormente la loro inutilità.
È diffusa l’opinione secondo cui la respirazione diaframmatica sarebbe controindicata in presenza di ipertensione. Tuttavia la pratica dimostra il contrario. Le osservazioni condotte con il misuratore di pressione confermano: il processo di respirazione profonda suscita contrazioni ondulatorie degli organi interni e dei vasi, il che influisce regolarmente sulla pressione arteriosa. Un’inspirazione profonda e la pausa successiva ne favoriscono la riduzione, mentre l’espirazione e la pausa successiva ne determinano l’aumento. Inoltre, più è prolungato il trattenimento durante l’espirazione, più alto sarà il valore. Pertanto, in presenza di ipertensione, dopo l’espirazione non conviene trattenere a lungo il respiro: qualche secondo è sufficiente. Un eccesso di zelo può causare spasmi, e questo risulta dannoso. Ho riportato questo esempio partendo dal fatto che, non di rado, l’ipertensione si accompagna all’ipertrofia della ghiandola.

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